05 set, 2010
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Recensioni

recensioni

Amico e collega in arte Alfredo Razzino adopera il sinonimo di biancopuro a dimostrazione della semplicità e purezza delle sue opere.

Generalmente figurativo ,è ad una continua ricerca della propria personalità e ha sostituito i colori aggressivi e cupi dei suoi inizi con colorazioni più temperate,quasi acquerellate che meglio esprimono i messaggi inseriti nelle sue opere, che sono  messaggi sociali attuali, ma non disdice  di descrivere un suo particolare modo di vedere il mondo. Non si ritiene un maestro nel vero senso letterale e per questo si confronta continuamente con artisti più vicini a lui. Una modestia che lo farà crescere sempre più e che gli dà conforto quando si esprime artisticamente.

Non essendo legato alle dure leggi di mercato,può permettersi il lusso di fare arte in cui pone tutta la sua passione,e il tempo di cui può disporre, senza dovere sottostare ad un vincolo commerciale.

Biancopuro otterrà sempre maggiori consensi ne sono sicuro,proprio perché è tra i pochi che ancora tentano di trasmettere arte.

Le opere di Alfredo Razzino sono prevalentemente di tendenza paesaggistica e quindi realistica anche se non trascura la voglia di esplorare un mondo artistico diverso come quello surreale.

In ogni sua opera si denota la grande passione che l’artista ha per l’arte.

Ci sono molti particolari della natura ,della dimensione umana e anche della dimensione religiosa-spirituale. Questi vengono ben evidenziati con buona scelta dei colori i quali riescono a dare un’atmosfera poetica ai paesaggi dipinti come i colori caldi utilizzati nei tramonti e gli azzurri quasi eterei dei cieli oppure i blu dinamici dei fiumi. Altra caratteristica che diventa punto di forza dell’artista è il gioco di luci che riesce ulteriormente ad esaltare i soggetti e a creare un’ambientazione diversa in ogni sua opera.

La creatività di Alfredo Razzino spazia nel cuore e nella mente là dove è raccolto il bagaglio dei suoi sentimenti e delle sue esperienze di vita. Il sogno,la fantasia,il senso religioso della vita,l’amore per la sua terra non hanno confini,così i temi pittorici che scaturiscono dalle sue pennellate decise,ricche di effetti coloristici e di brillanti luminosità,sono sempre armoniosi e autentici. Un’opera in particolare ci colpisce.”La resurrezione “ dove la mano del pittore sembra percorrere un sentiero diverso tracciando sulla tela immagini come se fossero racchiuse in un vortice di  vento sconvolgente per rendere appieno la tragedia della Croce. Un attimo stupendo di fede ,la visione istantanea di un dramma universale descritto con un linguaggio pittorico particolare,che si allontana ,per la circostanza, dal consueto alfabeto compositivo per una sublimazione che diventa preghiera.

Recensione  di Antonella Iozzo

da bluArte – arte cultura e informazione –Art is life

Mostra virtuale collettiva tema : Scissione Pulsionale

 

19 dicembre 2009

 

Tra realtà e immagine  la volontà indomita di Razzino cerca di afferrare l’essenza dell’universo e dell’uomo per estrarne la linfa vitale e inondare il significato dell’esistenza di luce propria,ma dalla spazio compositivo ben articolato,una costruzione circolare,rimanda al tunnel senza via d’uscita,della tragedia interiore,un dramma consumato in solitudine ai confini del mondo eppure così dentro il mondo.”La scomposizione del corpo “ diviene,allora, forma in transito verso la mutazione del dolore  in cellule vaganti nell’illusione azzurra,esseri vitali capaci ancora di reagire e scindere la pulsionalità di un nuovo disegno creativo. Sotto le porpore iridiscendenti della scissione pulsionale l’intemperie dell’inconscio sussurrano al forma dei sensi ,fluida pastosa sonorità nello spazio interstiziale dell’immenso,magma nel corpo dell’Arte.

Antonella Iozzo

LA POESIA DELLA SUA TERRA INCASTONATA NELLE TELE

IN UNO STILE CHE GRAVITA DAL REALISMO AL SURREALISMO

 

...UNA PITTURA CHE ASSUME VALENZA ANTROPOLOGICO-CULTURALE...

 

Testo critico di

 

Maria Teresa Prestigiacomo

Con occhi d’intensa commozione rivolgiamo la nostra attenzione alle opere del pittore  Alfredo Razzino che, incurante delle mode, dei venti dell’arte che spirano sovente, mutando rotte e destini, si stringe in un afflato passionale con la sua terra: la Campania, rendendo omaggio alla sua gente ed al suo paesaggio, percorrendo a ritroso, a volte, i sentieri della memoria perduta, per riconoscere i segni, le impronte di una civiltà scomparsa, quella che accomunava le fatiche del lavoro al divertimento della danza e del canto, oppure quello di un Paradiso italiano che non aveva ancora scoperto la parola ecologia ed il suo significato, un Paradiso sulla terra, fatto di bellezze paesaggistiche incontaminate da elementi antropici e nel quale l’uomo trovava rifugio, quotidiano, ai suoi affanni.

I riferimenti a questo filo rosso di una corposa produzione in cui il messaggio dell’artista é sotteso a buona parte delle sue opere, sono tanti.

Proviamo a citarne qualcuno che ci riconduce alle opere, quali la Marina di Agropoli, olio su tela, 50x70, opera soave, leggiadra, dall’atmosfera sospesa e serena, le barche tinte d’azzurro come il mare, a cantare secoli di fatiche e d’attesa di piccoli-grandi uomini di una civiltà marinara in buona parte, ormai perduta.

E poi...Agropoli: il faro, olio su tela, 40x60 ed ancora, si ricordi l’opera Passeggiata al fiume che esalta i paesaggi romanticamente brumosi dell’Italia settentrionale, cogliendone le atmosfere sospese, lungo una passeggiata lungo i suoi bordi, orlati di pioppi...Ed inoltre, il rimando, per quel che riguardi il fil rouge ecologico, ci conduce all’opera Scorcio di fiume, una tela in cui l’immobilismo del paesaggio é rotto dall’adozione di un elemento, quale un volatile, la cui rappresentazione, da parte di Razzino, è funzionale a conferire alla scena un’apparente azione dinamica.

C’é da aggiungere che, in quest’impianto pittorico che vagheggia una natura incontaminata, l’acrilico L’autunno sul fiume, sposta l’asse dell’artista in una dimensione onirica: gli alberi, quasi personificati, sembrano risvegliare le ninfe dei boschi, quelle dee le cui dimore erano costituite, nella mitologia greca, dalle cavità dei tronchi d’albero. Dette divinità, dai nomi più disparati, rappresentavano i vigili custodi del destino degli alberi

...Nella stessa opera, un ponte sull’acqua conduce verso quel vagheggiato Paradiso in cui la natura é ancora la protagonista della storia dell’uomo.

I luoghi della memoria sfilano come un Museo d’Ombre: ci si riferisce a Santa Maria di Castellabate ed a tante altre opere in cui, evidente, é la citazione loci.

L’artista si concede una pausa di relax all’interno di una casa che si affaccia su un paesaggio idilliaco, vedasi l’opera Guardando fuori.

Non possono mancare, nella rosa della produzione pittorica di Razzino, le rappresentazioni delle coste napoletane, rese famose, in tutte il mondo dagli emigranti napoletani e le coste greche delle quali l’artista subisce il fascino e ne canta, pertanto, i sapori paesaggistici.

Inoltre, la natura rigogliosa è trattata dal Razzino nella lussureggiante evocazione alla Rousseau, affrontando il tema dell’Oriente in Cascate dell’Indonesia, un olio su tela dalle dimensioni museali (cm100x200).

L’artista campano per adozione, dopo una breve parentesi verso l’Est, riesce a tradurre una sua opera: Usi e costumi del Cilento in un documento antropologico-culturale di notevole interesse che rende omaggio alla civiltà contadina scomparsa.

Con Ricordo del ‘700 Razzino si stacca fortemente dalle altre; in essa, forte é la memoria ed il richiamo degli artisti d’Accademia. Allo stesso modo di altre opere, l’artista introduce nell’impianto pittorico di un paesaggio statico, l’elemento dinamico del vento che guida l’azione, nell’armonia della composizione, attraverso l’opportuna rappresentazione di un albero.

I limoni o i cedri di Sorrento non potevano mancare in quest’evocazione di luoghi, sapori ed umori campani, allo stesso modo delle Nature Morte che illuminate di luce e vita nuove, ritrovano una nuova storia sulle tele, per opera dell’artista.

Ci preme, infine, ricordare che il pittore napoletano, oltre a seguire la linea del Realismo pittorico, sa essere minimale, sintetico in composizioni quali Effetti di tramonto e mostra la sua vena pittorica che ci riconduce al Surrealismo, in opere quali quella che reca il titolo Libera più che mai.

A questo punto, giunta alla conclusione della mia comunicazione intorno all’artista, desidererei porgere ai lettori di questo pregevole catalogo d’arte, un ben più grande pensiero che Alfredo Razzino ha, in me, evocato: quello che Carlo Carrà, nel secolo scorso, rivolgeva a Pio Semeghini...

Nelle sue pitture non trovate alcune di quelle complicazioni comuni ai nostri giorni, bensì un’arte che cerca di rappresentare con estrema purezza l’idea che si é fatta della realtà, dopo amorose e appassionate ricerche” (1931)

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